sabato 19 settembre 2015

Quante più sigarette puoi.

Era andato via da casa a circa 16 anni, non sopportata più la donna che aveva preso il posto di sua madre e l'anima di suo padre. Ci vuole coraggio, molto coraggio e anche dolore, molto dolore, perchè la rabbia di per se non basta per andare via.

Sopravvisse, ebbe dei figli che a loro volta ne ebbero dei propri. Io sono uno di loro e posso raccontarvi questa storia perché era una delle poche di cui continuò a lamentarsi fino alla fine.
Molto, ma veramente molto, di quello che vide e visse in guerra sono nella tomba insieme a lui. Forse per il pudore, forse per il dolore, ma sono pochissimi i soldati che si raccontano.

Si offrì per il fronte, fu catturato. 
Finalmente arrivò l'occasione di scrivere a casa, tutto quello di cui aveva bisogno erano le sigarette, le avrebbe chieste nella lettera. Sarebbero arrivate ed avrebbero migliorato non di poco le cose per lui nel campo di prigionia in cui si trovava. Le sigarette erano merce di scambio rara e preziosa. 

"Qui va tutto bene, si tira avanti. Mandami quante più sigarette puoi."
Era questo il succo della lettera.

Il pacco impiego 6 mesi ad arrivare nel campo. Generi alimentari marci, muffa, vermi. Niente sigarette. Niente di commestibile. Niente.
E' difficile pensare che nei campi di prigionia possono esserci giorni felici, di certo alcuni sono peggiori di tutti gli altri messi insieme.

Anafalbeta, madre di 4 figli, con il marito al fronte. 
Se non sai leggere, una lettera non ti dice nulla, ti mette addosso solo una grande ansia.
Forse chi gli lesse la lettera mise un accento un po' troppo forte sul  "Qui va tutto bene" e su "Mandami quante più sigarette puoi", forse il soldato mascherò fin troppo bene come si stava male nel campo, fatto sta che la donna pensò che il marito stava fin troppo bene e che se proprio doveva mandare qualcosa non sarebbero state cose futili e poco salutari come le sigarette.
Così fu.

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